LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO SISMICO NEI LUOGHI DI LAVORO

Agosto 29, 2022 11:33 am

L’Italia è un paese a rischio terremoti a causa della sua condizione geografica poiché occupa un’area dove convergono la zolla eurasiatica e africana, ed è di conseguenza sottoposta a forti spinte compressive.

La frequenza degli eventi sismici registrata e la storica “scelta” politica di considerare il terremoto come “emergenza” determina la necessità che questo rischio debba essere affrontato e valutato anche dai Datori di Lavoro nel momento in cui effettuano la Valutazione dei Rischi in Azienda (Art. 63, comma 1  D.Lgs 81/08 “I luoghi di lavoro devono essere conformi ai requisiti indicati nell’Allegato IV”).

Questo comporta che il Datore di Lavoro dovrà includere tutte le procedure necessarie per affrontare l’emergenza terremoto includendole nel Piano di Emergenza ed Evacuazione Aziendale, ma dovrà anche aggiornare il DVR trattando il Rischio sismico come gli altri rischi aziendali.

La valutazione del rischio sismico, in termini operativi, si applica alle strutture occupate dai lavoratori e può essere calcolato prendendo in considerazione tre diversi fattori:

Rischio sismico = P x V x E

la pericolosità P (probabilità che si verifichi il sisma)

la vulnerabilità V (il danno che potrebbe essere generato dal sisma sull’edificio)

l’esposizione E (il danno in termini economici, di vite e di beni generato dal sisma)

Il primo fattore è chiaramente legato alla zona considerata: l’intero territorio italiano è stato mappato e definito in diverse “zone sismiche” ovvero in porzioni di territorio che per le loro caratteristiche intrinseche potrebbero essere interessate da fenomeni sismici.

Il secondo è invece legato alla “resistenza” dell’edificio al terremoto stesso.

Il terzo rappresenta di fatto una valutazione socio-economica delle conseguenze, deriva dai contesti delle comunità ed è relativo ai lavoratori eventualmente coinvolti nell’evento dannoso. 

Nell’effettuazione della valutazione del rischio sismico, l’unico fattore su cui si può agire è il secondo, aumentando il grado di resistenza degli edifici ai terremoti, anche se questo, ovviamente, può comportare un notevole investimento economico da parte del Datore di Lavoro.

Per stabilire la vulnerabilità dello stabile possono essere adottati diversi metodi basati su giudizi degli esperti (Schede di Vulnerabilità redatte al Gruppo Nazionale della Difesa dai Terremoti del CNR) oppure su metodi meccanici-analitici (applicazioni di modelli simulanti il comportamento dello stabile alle scosse telluriche).

Dai risultati ottenuti il Datore di Lavoro dovrà poi programmare gli eventuali interventi di miglioramento dei livelli di sicurezza degli elementi strutturali e non strutturali, ovviamente, nei casi previsti, coordinandosi con il proprietario dell’immobile stesso.

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